GELMINI, ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Signor Presidente, vorrei cogliere l’occasione della domanda che mi è stata rivolta dal relatore per svolgere qualche osservazione a valle di una discussione che abbiamo svolto in questi giorni sul tema dell’università, rispetto alla quale vorrei ringraziare gli onorevoli senatori perché credo che in questi giorni i contributi che l’Assemblea ha offerto al miglioramento del testo siano stati molti e qualificanti. Penso anche che il clima nel quale si è svolta e si sta svolgendo la discussione tenga conto dell’invito che il Presidente della Repubblica aveva rivolto a Trieste in un suo memorabile intervento. Credo che mentre ci avviamo all’affinamento del testo definitivo della riforma, rimangano aperte almeno due questioni: la prima è quella delle risorse.
Ho sentito anche questa mattina il ministro Tremonti, impegnato alla Camera sulla manovra economica, e mi ha chiesto di ribadire in quest’Aula l’impegno di tutto il Governo sul tema dell’università. (Applausi dal Gruppo PdL).
Voi sapete che esiste, a seguito della precedente finanziaria, un taglio di 1,2 miliardi, una parte di queste risorse – è evidente – andranno ripristinate in quanto indispensabili per il corretto funzionamento dell’università.
Lo dico in quest’Aula dopo che, in sede di approvazione della manovra economica, il presidente Berlusconi, unitamente al ministro Tremonti, aveva già assegnato il carattere di priorità assoluta all’università. È evidente, quindi, che non mancheranno all’università le risorse indispensabili per far fronte ad un corretto funzionamento.
Occorre anche affrontare un’altra questione, che lega il tema dei ricercatori e della valorizzazione delle giovani leve dentro l’università al tema di un’eventuale modifica dell’età pensionabile. Il punto, credo, sia quello di ripristinare un’alleanza, un patto fra le generazioni.
È evidente a tutti, infatti, che la sospensione degli scatti di anzianità produce effetti diversi a seconda delle età, perché, per come è concepita la carriera universitaria, gli scatti di anzianità operano prevalentemente nella fase iniziale. È quindi grave il danno prodotto ai ricercatori, rispetto al quale occorre – su questo vi è stata una condivisione con il ministro Tremonti – fare sì che all’interno della somma che andrà a ripristinare almeno una parte del taglio effettuato, 40 milioni di euro siano utilizzati per ripristinare gli scatti ai ricercatori, attraverso un meccanismo di valorizzazione.
Permettetemi un’osservazione. Se il nostro Paese avesse da tempo intrapreso la via della valutazione e l’Agenzia nazionale fosse operativa da tempo, non servirebbe intervenire in questo modo, perché basterebbe andare a leggere i risultati della valutazione. Ma – ahimè – abbiamo solo qualche sperimentazione, attraverso il lavoro, pur prezioso, del CIVR e del CNVSU, ma non esiste ancora nel nostro Paese una valutazione così avanzata, che possa essere bastevole e sufficiente a determinare effetti premiali.
In questo contesto – per rispondere al senatore Rusconi – confermo personalmente un giudizio positivo sulla riduzione dell’età pensionabile, ma mi rendo anche conto che occorre una gradualità in questa materia. Avendo trovato le risorse per alleggerire la situazione dei ricercatori, penso che ci possiamo permettere anche di operare sul fronte di una riduzione dell’età pensionabile in maniera graduale.
Mi pare che il contenuto dei due ordini del giorno contemperi queste esigenze e faccia in modo che vi sia, nero su bianco, l’impegno del Governo a garantire le risorse necessarie all’università che, lo ribadisco, in questo caso saranno spese facendo fronte ad impegni precedenti. Ma a fronte di ciò occorre vedere da parte dell’università maggiore scrupolo e maggiore efficienza, insomma un’ottimizzazione dell’impiego futuro delle risorse. Diversamente rischiamo di continuare ad aumentare la pianta organica dell’università, quindi le spese fisse, e di non avere risorse per la ricerca.
Oggi il Governo si rende conto che occorre far fronte agli impegni precedenti. La riforma contiene in sé gli anticorpi per evitare ulteriori degenerazioni e per favorire la liberazione di risorse a favore della ricerca, della qualità della didattica e delle strutture universitarie.
Per quanto riguarda, poi, il tema della progressione di carriera dei giovani, credo sia importante, nel rispetto dell’autonomia delle università, pensare in futuro a bandire concorsi per professore associato. Noi vogliamo evitare la continua precarizzazione dei giovani e dei ricercatori. Per fare questo ben venga la tenure track, ma, al tempo stesso, anche una progressione legata alla possibilità di diventare associato e poi, magari, ordinario.
Ecco, credo che l’insieme di queste misure rappresenti una modalità – la più efficace possibile alle condizioni date – per contemplare, da un lato, l’interesse delle giovani leve e dei giovani ricercatori ma anche per fare sì di ripensare all’età pensionabile, consentendo però ai professori, come è stato detto da più parti nel dibattito di questi giorni, di poter rimanere all’interno dell’università per poterci come Paese ovviamente giovare della loro preparazione e della loro competenza frutto dell’esperienza.
In questo modo io credo si possano davvero tenere presenti allo stesso tempo le esigenze delle giovani generazioni e di coloro che hanno esperienze e quindi possono sicuramente contribuire all’affermazione del prestigio dell’università. (Applausi dal Gruppo PdL).
Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 415 del 29/07/2010