Mentre procedono la discussione e le votazioni in aula Senato sul ddl università, mi appaiono con sempre maggior evidenza i giganteschi limiti dello stesso.
Sono completamente assenti gli studenti, gli obiettivi di formazione e di apprendimento da conseguire; coloro che devono essere il centro di qualsiasi riforma vengono completamente ignorati.
Il ddl, ben lungi dal delineare una riforma epocale, si configura come un insieme di norme regolamentari sul funzionamento delle università, sulla loro organizzazione e sulla regolazione del personale docente.
Invece di ridisegnare il ruolo dell’università nella società della conoscenza globalizzata, il ddl contiene moltissime norme burocratiche, organizzative, che esprimono una visione centralistica e punitiva nei confronti della autonomia universitaria. Norme burocratiche e controlli burocratici al posto di indirizzi normativi chiari, della valorizzazione dell’autonomia, della responsabilità e della valutazione. Autonomia, responsabilità e valutazione sono i punti cardine dell’insieme degli emendamenti proposti dal PD.
Infine, ad ogni emendamento che prevede una spesa aggiuntiva la maggioranza ha posto un secco “no”, sia in Commissione Bilancio che in aula, in quanto risorse aggiuntive non ci sono e al contrario devono essere applicati i tagli già approvati nelle manovre finanziarie. Il Ministro Gelmini, nel suo intervento di chiusura della discussione generale, ha espressamente dichiarato che maggiori risorse non ci sono e che la riforma si deve basare sostanzialmente sulla buona volontà.
Personalmente sono convinta che risorse aggiuntive non siano la garanzia per una buona riforma, ma ne siano una premessa indispensabile. Il ddl, quindi, oltre ad essere inadeguato, centralista, burocratico e distante dagli studenti è fondato sulla sabbia.