Accolto l’emendamento sul diritto allo studio (1.310)

*BASTICO (PD). Signor Presidente, vorrei invitare il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi favorevolmente sugli emendamenti 1.308 e 1.310, poiché portano nel testo quanto stabilito dalla Costituzione stessa, vale a dire che le competenze in materia di diritto allo studio sono esclusivamente delle Regioni. Il Governo, pertanto, non deve operare in “armonia” con le Regioni, ma “nel rispetto” delle competenze delle Regioni stesse.

Il Governo può e deve stabilire i livelli essenziali delle prestazioni per quello che riguarda il diritto allo studio ed erogare i finanziamenti conseguenti per coprire integralmente quei livelli essenziali, secondo quanto stabilito dalla legge sul cosiddetto federalismo fiscale, la n. 42 del 2009.

Si tratta anche in questo caso, signor relatore, di un’occasione mancata per stabilire in questa legge alcuni criteri fondamentali relativi al diritto allo studio e per dare applicazione all’articolo 34 della Costituzione, laddove dice che: «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Nello stesso articolo 34 poi, all’ultimo comma – con una norma secondo me molto puntale, ma, proprio perché così puntuale, indicativa di una priorità individuata dalla Costituzione stessa – si stabilisce che: «La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze».

Dunque la Costituzione dà indicazioni molto precise sul diritto allo studio che riguardano borse di studio, servizi per gli studenti, trasporti, alloggi, collegi, biblioteche, sale studio, tutto ciò che riguarda l’accesso all’università anche per coloro che non hanno i mezzi e il loro successo formativo.

Essere meritevoli e privi di mezzi è il criterio fondamentale; ma è essenziale che condividiamo questo aspetto che svilupperemo meglio nella discussione relativa all’articolo 4, intitolato al fondo per il merito. È indispensabile che le provvidenze per premiare i meritevoli siano collegate a livelli di reddito insufficienti per percorrere adeguatamente il percorso scolastico.

Ritengo che tutti i percorsi di formazione, in particolare quelli di formazione superiore, non debbano essere una gara tra coloro che sono più bravi e alla fine di questa gara venga attribuita una medaglia a chi è arrivato primo. Ritengo che la formazione debba innanzitutto essere un percorso accompagnato, che permetta l’accesso all’università a tutti coloro che ne hanno il merito e la capacità e che questo accesso debba essere sostenuto verso il successo. Il diritto allo studio costituisce proprio questo insieme di provvedimenti di accompagnamento.

Signor relatore, signora Ministro, fare una gara può essere anche una cosa positiva, ma il tema è questo: non si può gareggiare e fare un medesimo percorso con una bicicletta o con una motocicletta; coloro che sono in possesso della motocicletta, anche se sono molto meno bravi e molto meno capaci di coloro che corrono in bicicletta, arriveranno sempre primi. È compito della Repubblica dare a tutti lo stesso strumento per gareggiare. Quindi, chiedo che questo principio vada espresso e identificato con molta chiarezza a partire dall’articolo 1 del disegno di legge.

Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 413 del 28/07/2010
(Bozze non corrette redatte in corso di seduta)

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