Governare non è comandare nel disprezzo per le leggi

Il mio intervento in Aula Senato in relazione al ddl 1996 sul “legittimo impedimento”
Guarda il video dell’intervento oppure leggi il testo:
BASTICO (PD). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, senatrici e senatori, l’aver posto la fiducia su un disegno di legge di iniziativa parlamentare costituisce un’assoluta anomalia nel quadro dei rapporti politici e istituzionali, anomalia sostanzialmente senza precedenti. Né il Ministro dei rapporti con il Parlamento, né il Presidente del Consiglio, assente, né il Ministro della giustizia hanno motivato questa richiesta. Si tratta di un atto di arroganza che evidenzia una grave mancanza di rispetto verso il Senato e che aumenta la sfiducia dei cittadini verso le istituzioni democratiche.

Qual è, Presidente, la condizione per la quale la maggioranza e il Governo cadrebbero se non venisse approvato subito questo disegno di legge? La fiducia evita di pronunciare in questa Aula istituzionale la vera causa di questo provvedimento, così come ha indicato la senatrice Adamo nel suo intervento.

La fiducia ha l’obiettivo di impedire un dibattito serio e approfondito, peraltro già compresso dai tempi contingentati, e di impedire sia della maggioranza che all’opposizione di votare su ogni emendamento.

Il Governo pone, tra l’altro, la fiducia su un atto che presenta, com’è sottolineato nella pregiudiziale di costituzionalità presentata dal Partito Democratico e illustrata dal senatore Ceccanti, evidenti elementi di costituzionalità in violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione.

La fiducia e questo disegno di legge, ancora una volta, evidenziano il disprezzo da parte della maggioranza e del Governo per la Costituzione, per le leggi vigenti, per le regole, per l’uguaglianza dei cittadini, per la parità di trattamento di tutti. Le regole, Presidente, non sono un inutile orpello, non sono una forma, un intralcio, ma l’essenza stessa della democrazia.

Questo disegno di legge si colloca in una lunga filiera di norme (il lodo Schifani, il lodo Alfano, il processo breve e ora il legittimo impedimento) che sono state giustamente definite leggi ad personam, per una persona, il Presidente del Consiglio. Si tratta di leggi che comunque determinano delle prerogative a favore di cariche istituzionali che possono essere attribuite – è stato più volte ribadito dalla Corte costituzionale – soltanto dalla Costituzione o da una legge di rilievo costituzionale. Quando questi disegni di legge sono stati approvati e diventati legge sono stati sempre dichiarati incostituzionali.

È un disegno di legge così evidentemente incostituzionale che l’articolo 2 dello stesso sente il dovere di definire questa legge come un “ponte” verso una normativa successiva che prenderà la forma di cui all’articolo 138 della Costituzione, cioè avrà rilievo costituzionale.

Presidente, personalmente provo un senso di umiliazione democratica, un disagio vero nell’intervenire in questa Aula per esprimere queste valutazioni, perché l’assenza del Presidente del Consiglio e il silenzio di tutti gli esponenti del Governo presenti, ancora una volta, esprimono una concezione del governo come comando, come imposizione delle proprie scelte al di fuori di ogni confronto parlamentare, al di fuori del rispetto del principio della divisione e dell’equilibrio dei poteri.

Ho fatto parte del Governo nazionale, del Governo regionale e dei Governi locali e proprio da queste esperienze ho tratto il senso che il governare significa innanzitutto saper ascoltare, conoscere e ascoltare i punti di vista e i bisogni, valorizzare le competenze e saperi. Governare significa concertare le scelte, condividere gli obiettivi e gli strumenti attraverso i quali perseguirli, pur in presenza di visioni politiche assolutamente differenti. Questo metodo credo che sia giusto sempre, ma è giusto a maggior ragione oggi in un Paese in crisi, che ha grandissime difficoltà economiche, occupazionali e sociali, in un Paese con il debito pubblico tra i più alti del mondo che cresce nonostante i violenti tagli del ministro Tremonti su settori fondamentali per il futuro del Paese come la scuola e l’università.

Il Governo dovrebbe proprio cercare la concertazione dei soggetti, delle parti sociali, il confronto con le forze politiche tutte, anche con quelle dell’opposizione, occupandosi in via prioritaria dei problemi del Paese.

Presidente, il consenso popolare anche maggioritario e ampio non scioglie chi lo ha ricevuto dal rispetto delle leggi, così come invece pensa e troppo spesso dichiara il Presidente del Consiglio. Governare non è comandare, non è porsi arbitrariamente al di fuori delle leggi o avere il diritto di cambiarle a proprio vantaggio, come dimostrano da ultimo questo disegno di legge e il decreto-legge cosiddetto salva-liste. Governare non è comandare e credo che ormai la maggior parte dei cittadini si sia accorta che l’ideologia del “comando per fare e risolvere i problemi”, del «ci penso io, non vi preoccupate», costantemente richiamata dal Presidente del Consiglio, sia un’ideologia falsa, perché i problemi non sono niente affatto risolti e perché cerca di camuffare l’idea del comando come privilegio di pochissimi, a danno di tutti.

Penso che i cittadini ormai se ne siano accorti e quel consenso tante volte citato come legittimazione dal Presidente del Consiglio già dalle prossime elezioni vedrà una significativa diminuzione. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 349 del 10/03/2010

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