8 marzo 2010 – I saperi delle donne sono essenziali per uscire dalla crisi

Una Festa della Donna che si svolge in contemporanea con tante manifestazioni per la democrazia e il rispetto delle leggi, contro l’arroganza e i trucchi della maggioranza. Tanto è vero che in molte piazze – se verranno concesse – ci sarà una doppia presenza delle donne con le mimose e di coloro che manifestano contro il Governo.
Le donne, d’altrocanto, sanno bene quanto la democrazia, le conquiste sociali, le pari opportunità siano valori da tenere alti, da difendere, sempre soggetti ad attacchi.
Nel mondo del lavoro, ad esempio, le donne sono ancora oggi in una condizione di debolezza: pur essendo le più giovani, più preparate ed istruite, sono più precarie, meno retribuite e solo in rari casi riescono a raggiungere ruoli dirigenziali.
La gravissima crisi economica ed occupazionale si è scaricata prima e soprattutto sulle donne: le precarie sono state cacciate dal lavoro, con facilità; è stato sufficiente non rinnovare il contratto. Le donne sono state le prime ad essere messe in mobilità. Saranno le ultime ad essere riassunte. Per molte la maternità è ancora una scelta che si paga con l’espulsione dal lavoro.
La crisi ha aggravato questi fenomeni, già presenti nel mondo del lavoro, che negli anni dello sviluppo produttivo si è allargato e rafforzato soprattutto attraverso l’entrata delle donne e degli immigrati. Ora la crisi ha evidenziato come la natura dei contratti cosiddetti flessibili fosse una grande precarietà, i cui effetti devastanti si sono dimostrati nella crisi.
A tutto ciò il Governo risponde con la legge “collegato-lavoro” (progetto di legge 1167-B), in particolare con l’art. 31 c. 5, che riduce attraverso “l’arbitrato di equità” le garanzie dei lavoratori, a partire dall’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
Le donne sono consapevoli delle discriminazioni che ancora le colpiscono, ma devono esserlo anche della loro forza: le loro competenze e i saperi, maturati nel lavoro domestico ed extra-domestico, sono essenziali per fare uscire in avanti l’Italia dalla profonda crisi economica ed occupazionale, attuando quelle trasformazioni produttive necessarie per rendere lo sviluppo economico e sociale sostenibile e qualificato.

Poche donne al lavoro. L’Ocse richiama Italia, Grecia e Turchia” – Corriere della Sera

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