“Buone idee in buone mani. Le donne risorsa per ricostruire il paese” – Il Quaderno di Libere

Dal n. 0 del Quaderno di LibeRe

Ho nel cuore e negli occhi la distruzione, il dolore, l’angoscia che i terremoti del 20 e 29 maggio hanno determinato tra la popolazione nella mia terra, nel centro dell’Emilia operosa, ricca e solidale. E’ stato un evento drammatico, dagli effetti tremendi, in grado di modificare profondamente – e dipenderà da tanti di noi in che direzione – il futuro di persone, famiglie, comunità.
A queste immagini frequentemente associo quelle della profonda crisi economica ed occupazionale, che stiamo vivendo in Italia, crisi senza precedenti, più grave di quella del 1929; non di minore entità e’ la crisi politica, che presenta caratteri più inquietanti di quella del 1992-93, all’epoca di tangentopoli.
Nel tenere collegati, pur nelle enormi oggettive differenze, i due drammatici eventi, la crisi e il terremoto, individuo risorse nel paese in grado di farci uscire dal buio della difficoltà e di avviare una ricostruzione in termini qualitativamente innovativi: tra queste risorse colloco, per primi, le donne e i giovani.
Le donne tante volte sono state chiamate a farsi carico delle situazioni più difficili, sia nell’ambito familiare, sia nel sociale, sia nella politica, per essere poi, troppe volte, “rimandate a casa” quando le condizioni dell’emergenza, anche per merito del loro impegno, sono state superate.
Ho visto donne in prima fila nelle terre sconvolte dal terremoto: sono sindache, assessore, dipendenti comunali e delle aziende sanitarie, imprenditrici, insegnanti, educatrici, esponenti di associazioni e di gruppi di volontariato; impegnate a portare solidarietà ed aiuti, a organizzare servizi, a far funzionare le strutture pubbliche, così fondamentali nell’emergenza. Hanno lavorato e risolto problemi pur essendo prive di tutto, degli edifici (tutti i municipi sono inagibili, gli ospedali e le case protette chiuse), delle strumentazioni essenziali, dei computer…eppure ognuna di loro, oltre alla fatica del lavoro sotto le tende, nei ricoveri di fortuna, ha alle spalle il dramma di non potere entrare nella propria casa, l’impegno nei confronti dei figli e dei famigliari in condizione di particolare bisogno.
E sono donne, prevalentemente, quelle che stanno organizzando cene ed altre iniziative per raccogliere fondi in aiuto alle persone colpite dal terremoto, a coloro che hanno perso tutto, la casa, il lavoro, la propria impresa, i riferimenti dell’identità collettiva, la piazza, il municipio, la torre, la chiesa, il centro storico. Insieme a loro hanno lavorato e si impegnano tanti giovani, straordinari, generosi,intelligenti, tenaci.
Nel paese e nell’Emilia sconvolta dal terremoto, mentre si affrontano le emergenze, è necessario sapere guardare in avanti, pensare ad una ricostruzione che non sia solo la riproduzione di ciò che c’era prima, ma progettare il futuro con innovazione e qualità.
Nulla sarà più come prima: affermiamo frequentemente di fronte alla crisi e alle rovine dei paesi distrutti dal terremoto; ma spesso i comportamenti non sono coerenti con questa enunciazione e riproducono i medesimi criteri e modalità del passato.
Occorrono la creatività ed il coraggio di intraprendere percorsi nuovi; in caso contrario i deboli diventeranno sempre più svantaggiati, le differenze aumenteranno e non potrà esserci sbocco positivo alla crisi.
Lo vediamo, purtroppo, già nella condizione di lavoro e di vita di tante donne: le prime ad essere cacciate dal lavoro, in quanto più precarie, nei momenti di crisi; quelle maggiormente colpite dal calo dei salari reali e dalla riduzione dei servizi. E i giovani sono coloro che vivono maggiormente la disoccupazione: il 34 per cento è in cerca di lavoro e oltre 2.300.000 ragazzi dai 14 ai 25 anni non sono né a scuola né al lavoro.
Ma proprio le donne e i giovani possono costituire la leva essenziale per il superamento della crisi e la ricostruzione; possono diventarne protagoniste attraverso la costruzione di nuove leadership, nuovi gruppi dirigenti, attraverso l’affermarsi di nuove idee, progettualità e modalità di lavoro.
Proprio le competenze e i saperi del donne, tanto a lungo svalorizzati e tenuti fuori dalle stanze in cui si decide, possono essere decisivi per la rinascita.
E’ profondamente vera l’affermazione di Albert Einstein: “Non possiamo risolvere i problemi con i medesimi schemi di pensiero con cui li abbiamo creati”. Il pensiero e le elaborazioni delle donne costituiscono oggi un patrimonio decisivo per “risolvere i problemi”.
Per questo è fondamentale il tema della presenza adeguata e della rappresentanza delle donne nelle istituzioni, nei luoghi del governo (nazionale e locale) e delle decisioni (consigli di amministrazione).
Per questo i temi delle quote, delle modifiche alle leggi elettorali attraverso l’introduzione della doppia preferenza e la garanzia di presenze equilibrate nelle candidature, le penalizzazioni nei rimborsi elettorali ai partiti che non rispettano gli equilibri di genere nelle candidature, non sono pure tecniche per addetti ai lavori, ma rivestono, oggi, assoluta importanza e priorità politica.
Per il futuro del paese e per la ricostruzione dell’Emilia ferita c’è bisogno delle idee, delle capacità di concretizzare e del punto di vista differente delle donne: c’è bisogno delle loro buone idee, da affidare nelle loro buone mani.

01-07-2012

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