Modena, 12 novembre 2011
Stiamo dicendo tutti oggi qui quello che ormai da mesi vanno dicendo le nostre piazze e le nostre iniziative politiche. La gravissima crisi – determinata soprattutto dall’inadeguatezza delle risposte del Governo – colpisce i ceti medi, colpisce le famiglia, le piccole e media imprese.
I prodotti di largo consumo sono aumentati negli ultimi 10 anni del 53% e Il potere d’acquisto è calato del 40%.
I salari sono fermi e i rinnovi contrattuali sono bloccati. Gli economisti usano il termine default, fallimento. Se una impresa fallisce licenzia e chiude Cosa succede a uno Stato sovrano?? Le passività si scaricano immediatamente sui cittadini. Lo spettro del fallimento tocca stipendi, aziende, mercato immobiliare, mutui, risparmi.
Anche se arriveremo presto a un nuovo governo tecnico scelte dolorosissime dovranno farsi per cercare di pareggiare l’enorme debito pubblico che abbiamo.
Come Conferenza delle democratiche provinciale dopo una prima azione dedicata alla PROTESTA (banchetti e appelli per chiedere le dimissioni di Berlusconi denunciando che il peso della crisi e delle manovre del Governo ricade pesantemente sulle donne) abbiamo aperto con un incontro qualche giorno fa un percorso di approfondimento e di confronto sulle conseguenze della manovra sui bilanci degli enti locali per produrre delle PROPOSTE da portare nelle sedi opportune, prima fra tutte questo incontro e tutte le sedi del partito, ma anche nel dibattito che si aprirà nella nostra provincia e nelle scelte che poi ognuna di noi farà nel suo amministrare quotidiano.
Innanzitutto ci siamo dette che per la nostra realtà locale non ci basta “salvare il salvabile”. Noi non vogliamo abdicare all’idea di futuro, di speranza, di fiducia nell’Italia come ha detto sabato scorso a Roma il segretario Bersani. I sacrifici si fanno per andare avanti, per crescere e per ripartire perché anche una misura emergenziale deve prevedere un investimento sul progresso umano, sul domani.
Avendo pochissimo tempo a disposizione riporterò in questa sede le parole chiave emerse dal nostro incontro ci riserviamo poi di lavorare nei gruppi per definire meglio le proposte e sul documento finale che sarà sottoposto alla direzione provinciale.
La prima parola chiave è NUOVO MODELLO = CAMBIAMENTO
La situazione economica impone Non più piccoli aggiustamenti ma Nuovo Modello di società, anche dal punto di vista dei consumi e che si riappropri del valore delle relazioni umane in ogni suo ambito. Un modello di società che tenda a superare il diffuso individualismo – promosso dal centro-destra – per ricreare il senso di comunità, anche come percorso di consapevolezza.
Gli interventi nella nostra Conferenza delle Democratiche hanno espresso a più voci il principio del WELFARE DI COMUNITA’ – che potrebbe essere la nostra seconda parola chiave – ovvero l’esigenza di creare spazi e occasioni di relazione e di socialità al fine di aumentare la percezione del senso di comunità, fare uscire il cittadino da una posizione inerme e mettere in campo azioni e pratiche Stimolare il volontariato Stimolare per quanto possibile il protagonismo dei cittadini La cittadinanza si deve fare attiva. Quando i nidi si dovevano conquistare tutti partecipavano attivamente alla gestione sociale e nessuno si stupiva di dovere andare a raccogliere le foglie nel giardino dell’asilo
Questo non significa che i cittadini si debbano sostituire ai “servizi . significa stimolare politiche di coinvolgimento dei cittadini. Il welfare che mette al centro “il servizio” vede cittadini inermi, in attesa. Il welfare di comunità (quindi relazionale) immagina processi di responsabilità che potrebbero diventare investimento per costruire futuro.
La sfida è passare da un welfare dei servizi e “tappabuchi”, emergenziale e quindi un costo da mantenere, ad un welfare di cittadinanza fattivo, generatore di processi di emancipazione collettiva e scelta di futuro, un investimento per il futuro. Le proposte possono essere gruppi di mutuo aiuto, convenzioni, banche del tempo, baratti… come oggi spiega anche repubblica a pag 23.
A questo modello sarebbe opportuno avvicinarsi per tappe che prevedono: spinta alla sobrietà, un ripensamento degli stili di vita, la riduzione dei consumi, in altre parole un uso più responsabile delle risorse che si hanno
Una terza parola chiave uscita dal nostro confronto è un NUOVO PATTO SOCIALE
Che a nostro avviso deve poggiare sulla cura dell’ambiente, del territorio e del patrimonio esistente (MENO ROTONDE PIU CURA AL TERRITORIO hanno detto le amministratrici sono le richieste dei cittadini) es cura del patrimonio scolastico, a Carpi si parla di “adozione” degli spazi verdi.
Patto che deve poggiare anche sul mantenimento di spazi e occasioni di cultura.
Specie in momenti di crisi puntare sulla cultura ha forti implicazioni sociali dunque MENO GRANDI EVENTI PIU VITALITA’ CULTURALE DIFFUSA. Si insiste sulla proposta culturale di qualità non disgiunta dalla vitalità sociale e territoriale Una cultura che aiuti il tessuto sociale a ricomporsi Una cultura che valorizzi i gruppi, l’associazionismo in rete
Venendo poi concretamente alle scelte da farsi nell’immediato e quindi ai bilanci enti locali 2012 Devo dire, senza il rischio di essere smentita, che sulle priorità abbiamo potuto constatare un fronte comune della Conferenza delle Democratiche. Le priorità le abbiamo chiare: salvaguardare le condizioni che permettono alle donne di entrare e rimanere nel mercato del lavoro. Servizi, scuola, welfare. Non solo per salvaguardare diritti ma per promuovere la crescita e il benessere delle famiglie modenesi .
Per le donne soprattutto SERVIZI SIGNIFICA DELEGARE LAVORO DI CURA DUNQUE SIGNIFICA TEMPO e quello che è indispensabile dire e fare sapere che se si tagliano i servizi non si tratta solo di oneri economici che ricadono sulle famiglie e sulle donne, ma di tempo di vita, perchè quello che impatta di più è il tempo che viene a mancare, ovvero veri e propri pezzi di vita
Siamo tutte preoccupate dai dati forniti per Modena dal sindaco Pighi il mese scorso in Consiglio comunale quando ha fatto alcune simulazioni di cosa significherebbe tagliare 15milioni di euro alla spesa corrente: sui nidi comunali 250 posti in meno, sui nidi convenzionati 200 posti in meno. Sulla scuola dell’infanzia 520 posti in meno, nelle case protette 40 posti in meno. L’assistenza domiciliare 56mila ore in meno.
Domanda: Chi starà a casa coi figli che perdono il posto al nido e alla materna? Chi si occuperà degli anziani se chiudono le case protette e se salta l’assistenza domiciliare? Le donne. In famiglia rinuncia al lavoro chi guadagna di meno. Nel nostro paese, a parità di lavoro, le donne guadagnano fino al 30% in meno rispetto agli uomini. Il ragionamento non fa una piega. Le donne pagheranno di più e, sia chiaro a tutti, si indebolirà sempre di più anche l’Italia perché una possibile ricrescita è possibile solo se si punta su occupazione femminile e servizi (tutti gli economisti e la stessa Unione europea concordano).
Siamo confortate comunque dagli impegni presi dallo stesso sindaco su questi temi, ma sappiamo che tutto non potrà rimanere come prima.
Ci siamo interrogate su come intervenire ORA e nei prossimi anni per non ridurre questi servizi
aumentiamo le rette (cioè la percentuale di partecipazione alle spese della famiglie)?
Aumentiamo ipef? E se lo facciamo a tutti o con gradualità per fasce di reddito?
quanto investiamo per recuperare il credito, le rette inevase, le dichiarazioni fasulle? Sono coerenti con la realtà i parametri con cui misuriamo i redditi delle famiglie?
Ci siamo anche chieste L’aumento dell’irpef penalizza maggiormente le donne o gli uomini? E l’aumento delle rette cosa determina?
E l’imposta di soggiorno su chi ricadrebbe? Più sulle imprese (turismo d’affari) o sulle famiglie?
E se decidiamo che per ridurre i costi dei servizi occorra avere più privato e meno pubblico quali paletti occorre mettere affinchè ciò non incida sul costo del lavoro? In quel caso infatti a rimetterci sarebbero ancora una volta le donne, essendo loro a svolgere prevalentemente quei lavori!
E’ importante credo porsi questi interrogativi per decidere le strategie.
Sul versante ENTRATE
Dall’analisi che ci ha fornito Cecilia Guerra durante il nostro incontro ci siamo convinte che vada maggiormente nella direzione dell’equità aumentare l’irpef a tutti e probabilmente senza progressività (la progressività è da valutarsi solo quale elemento di impatto comunicativo) perchè incidere sulle tariffe porterebbe a un calo delle richieste perché troppo costosi rispetto ai guadagni delle giovani donne/mamme sempre più precarie e sottopagate.
SE qualche tariffa va innalzata meglio intervenire sulle tariffe sui servizi per gli anziani.
La tassa di soggiorno non ci sembra un problema per i cittadini modenesi, semmai per gli albergatori.
Importante la Revisione Isee e un più puntuale controllo dei redditi
Certo sarebbe bene quando potremmo decidere noi Riparlare di Ici sulle seconde case e di Patrimoniale
SUL versante RIDUZIONE DELLE USCITE
si è ragionato sul modello, sull’esigenza di rinnovare il modello d’offerta come dicevo all’inizio e rivedere il concetto di qualità dell’offerta. In alcuni casi occorre rivedere lo standard del servizio Abbassare lo standard di cose che non sono fondamentali per la qualità del servizio (7mq di giardino per bambino asilo nido o gli spazi dei saloni o delle camere nelle case protette) Il concetto di Essenzialità ci deve fare riflettere.
Da anni parliamo della necessità di introdurre tra gli strumenti di lettura delle politiche locali il Bilancio di Genere per riconoscere che esistono differenti bisogni e che le scelte che si fanno ricadono differentemente sui sessi. La stessa attenzione dobbiamo avere circa gli strumenti che decidiamo di mettere in campo per aumentare le entrate dei bilanci degli enti locali.
Chiudo con questo concetto chiave NON ESISTONO MISURE NEUTRE
Non esistono strategie neutre, misure che toccano in uguale misura uomini e donne, nella loro capacità di essere soggetti autonomi e indipendenti. Messi nelle condizioni di esercitare il DIRITTO al LAVORO su cui poggia la nostra repubblica.
Ogni scelta ha ricadute diverse su uomini e donne. Mi sento dunque di chiedere a chi anche nei gruppi di lavoro analizzerà e prospetterà le scelte di valutare i dati anche sotto questa prospettiva.
Concludo:
E’ urgente rilanciare IL PATTO SOCIALE tra cittadini, istituzione impresa parti sociali.
ESSENZIALIZZARE. Tornare all’essenziale Lo standard dei servizi cambia ma non in peggio se si pensa Essenziale.
Anche a questo proposito è ribadita l’importanza della COMUNICAZIONE La percezione della gravità della crisi e delle risorse mancanti, della ricaduta sul cittadino non c’è perché non si è comunicata. Si fatica a comunicarle – hanno sottolineato le nostre amministratrici e in particolare Antonietta Vastola, vice-sindaca di Formigine alla quale avevamo chiesto una relazione nella parte introduttiva del dibattito. E’ urgente cambiare il linguaggio Il modo di porsi pensare a strategie comunicative uguali per tutto il territorio provinciale