(1-00226 p. a.) (Testo 2) (8 marzo 2011)
FRANCO Vittoria, FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, CASSON, ADAMO, ADRAGNA, AGOSTINI, AMATI, ANDRIA, ANTEZZA, ARMATO, BAIO, BARBOLINI, BASSOLI, BASTICO, BERTUZZI, BIANCO, BIONDELLI, BLAZINA, BONINO, BOSONE, BRUNO, BUBBICO, CABRAS, CARLONI, CAROFIGLIO, CECCANTI, CERUTI, CHIAROMONTE, CHITI, CHIURAZZI, COSENTINO, CRISAFULLI, D’AMBROSIO, DE LUCA, DE SENA, DEL VECCHIO, DELLA MONICA, DELLA SETA, DI GIOVAN PAOLO, DONAGGIO, D’UBALDO, FERRANTE, FILIPPI Marco, FIORONI, FISTAROL, FOLLINI, FONTANA, GALPERTI, GARAVAGLIA Mariapia, GARRAFFA, GASBARRI, GHEDINI, GIARETTA, GRANAIOLA, ICHINO, INCOSTANTE, LEDDI, LEGNINI, LIVI BACCI, LUMIA, LUSI, MAGISTRELLI, MARCENARO, MARCUCCI, MARINARO, MARINI, MARINO Ignazio, MARINO Mauro Maria, MARITATI, MAZZUCONI, MERCATALI, MICHELONI, MILANA, MOLINARI, MONGIELLO, MORANDO, MORRI, MUSI, NEGRI, NEROZZI, PAPANIA, PASSONI, PEGORER, PERDUCA, PERTOLDI, PIGNEDOLI, PINOTTI, PORETTI, PROCACCI, RANDAZZO, RANUCCI, ROILO, ROSSI Nicola, ROSSI Paolo, RUSCONI, SANGALLI, SANNA, SBARBATI, SCANU, SERAFINI Anna Maria, SERRA, SIRCANA, SOLIANI, STRADIOTTO, TEDESCO, TOMASELLI, TONINI, TREU, VERONESI, VIMERCATI, VITA, VITALI, ZAVOLI – Il Senato,
premesso che:
il rapporto tra la figura della donna offerto dai media ed il ruolo della donna nella realtà, a causa della rappresentazione distorta che ne fanno i mezzi di comunicazione, ricorrendo ai soliti stereotipi riduttivi e limitati, è senza alcun dubbio gravemente compromesso;
negli ultimi anni la condizione generale delle donne in Italia è regredita al punto tale che l’immagine prevalente che ne deriva è quella degradata di un oggetto di sfruttamento sessuale, da valutare soprattutto per la prestanza fisica e la giovane età;
la triste immagine che emerge del mondo femminile, così come rappresentato dai media, è quella di giovani donne attratte da un modello femminile basato sulla possibilità di ottenere un facile successo, di “diventare famose” usando il proprio corpo anche a costo di stare “nude e mute” sulla scena;
la grande visibilità e, purtroppo non di rado, il miraggio di successo e di guadagni economici che le giovani donne acquistano solo grazie a qualche apparizione televisiva hanno portato inevitabilmente alla convinzione che cultura, talento e impegno non siano assolutamente requisiti necessari per ricoprire ruoli anche importanti;
risultato della diffusione deteriore di una certa immagine della donna è l’idea che sia sufficiente apparire per essere, per esistere, per dare un senso alla propria vita, come dimostrano le ricerche più recenti;
spesso, come dimostra il recente documentario presentato da Lorella Zanardo, dal titolo esemplificativo “Il corpo delle donne” le immagini e le modalità con le quali le donne vengono rappresentate sono lesive della loro dignità;
a conferma di ciò, basti pensare che Bruno Vespa, presentando il premio Campiello 2010, ha introdotto una delle vincitrici, la giovane scrittrice Silvia Avallone, attirando l’attenzione sul suo décolleté;
premesso inoltre che:
un’indagine del Censis del 2006, svolta nell’ambito del progetto europeo “Women and Media in Europe”, ha dimostrato come l’immagine della donna offerta dalla televisione italiana sia stereotipata e molto spesso non corrispondente all’effettivo ruolo ricoperto dalle donne nella realtà della vita quotidiana;
dall’indagine, durata due anni, che ha considerato i generi televisivi dell’informazione, dell’approfondimento, della cultura e dell’intrattenimento attraverso l’analisi dei contenuti di 578 programmi televisivi sulle sette emittenti nazionali (Rai, Mediaset, La7), è emerso in modo inquietante come l’immagine della donna sia soprattutto quella della “donna dello spettacolo”, patinata, sempre giovane e di bell’aspetto;
lo spazio offerto alla figura femminile è di solito ampio, ma generalmente “gestito” da una figura maschile: di conseguenza le donne, pur essendo spesso protagoniste della situazione o della vicenda rappresentata, lo sono nel ruolo di “oggetto” del racconto;
falsata ed edulcorata è poi la rappresentazione del mondo femminile: non si parla quasi mai delle donne impegnate nella politica, delle donne anziane, delle donne disabili, così come solo nel 9,6 per cento dei casi la donna sembra appartenere ad un ceto medio-basso. Lo status sociale rappresentato prevalentemente è quello medio-alto cui appartengono solo donne ben vestite e truccate, attente alla cura dell’aspetto fisico;
nei programmi di intrattenimento il conduttore è quasi sempre un uomo mentre della donna, mostrata in abiti succinti, si sottolineano le “doti” della giovinezza, bellezza, malizia e spregiudicatezza e solo in pochi casi le doti artistiche, culturali o le qualità umane;
al contrario, nei programmi di informazione la donna compare soprattutto all’interno di servizi di cronaca nera, protagonista di vicende drammatiche in cui appare o come vittima di violenze, stupri e prevaricazioni, o come “carnefice” (basti pensare a tutta la serie di “madri assassine” di cui la cronaca ha parlato negli ultimi anni), vicende in cui i particolari più macabri o scabrosi sono dati in pasto al pubblico in una difesa ipocrita del “diritto di cronaca”;
la mancata visibilità di donne che hanno successo in politica, nella ricerca scientifica, nell’imprenditoria, nella medicina, nella cultura contrapposta all’eccessiva visibilità delle partecipanti ai reality show o ai concorsi di bellezza ha come triste, ma inevitabile, conseguenza il fatto che gran parte delle adolescenti, di qualsiasi estrazione sociale e livello culturale, consideri quale obiettivo primario diventare una “velina” o, comunque, semplicemente apparire pur non avendo alcun talento da mostrare, utilizzando a tal fine non la propria cultura, ma la propria immagine di “corpo femminile” muto;
ciò crea un’immagine della donna divisa tra il mondo dello spettacolo e quello della cronaca nera: la donna o è bella, maliziosa, vincente e spregiudicata o è vittima. Tertium non datur. Secondo l’indagine è quindi associata ai temi dello spettacolo e della moda, della violenza fisica e della giustizia; quasi mai ai temi della politica, alla realizzazione professionale e all’impegno nel mondo della cultura;
nei programmi di approfondimento la conduzione è in mano agli uomini nel 63 per cento dei casi e quando le donne intervengono in qualità di “esperte” lo fanno soprattutto su argomenti come l’astrologia, la natura, l’artigianato e la letteratura;
paradossalmente sono le fiction ad offrire un’immagine più realistica della donna: le protagoniste delle storie sono donne che si sono realizzate nel mondo del lavoro (donne medico, magistrato, avvocato, commissari di polizia) o dotate di grandi qualità umane, capaci di assumersi importanti responsabilità nell’ambito del contesto in cui operano;
premesso inoltre che la situazione non appare migliore per quanto riguarda la rappresentazione della figura femminile sulla carta stampata. L’indagine ha rivelato come il linguaggio legato agli stereotipi, proprio della comunicazione televisiva indirizzata ad un pubblico indistinto, sia purtroppo lo stesso usato per la pubblicità che appare sui quotidiani, sulle riviste femminili ed anche sui settimanali di informazione politica e di attualità, apparentemente indirizzati ad un pubblico più selezionato rispetto a quello televisivo;
considerato che:
già nell’ormai lontano 2004, in un documento approvato dal Comitato di autoregolamentazione TV e minori sulla “Rappresentazione della donna in televisione” si denunciava “la riduzione dell’immagine femminile alle sue caratteristiche ed attrattive sessuali” e che “le modalità prevalenti, soprattutto nell’intrattenimento e nella pubblicità, restano quelle dell’ammiccamento erotico spesso volgare, specialmente fastidioso per l’effetto cumulativo”;
in questo documento il citato Comitato TV e minori denunciava una preminente identificazione della donna con una funzione di sollecitazione sessuale del telespettatore-consumatore ed il richiamo ossessivo alla perfezione della bellezza femminile, che sembra legittimare, soprattutto per le giovani menti indifese, l’idea che la realizzazione delle persone, ed in particolar modo delle donne, passi inevitabilmente attraverso la ricerca della perfezione estetica ad ogni costo. Solo chi è bello ha diritto di esistere: è questo il desolante messaggio trasmesso troppo spesso dalla televisione;
è evidente l’effetto di questi messaggi, ripetuti all’infinito, sui bambini e sugli adolescenti: i bambini di oggi e i ragazzi di domani non potranno che considerare la donna essenzialmente come un “corpo”, mentre le bambine e le ragazze saranno perennemente alla ricerca ansiosa ed ossessiva di un bel corpo da usare come arma di seduzione e come biglietto di ingresso nel mondo dello spettacolo;
l’affermarsi di questa subcultura che ha al centro una distorta rappresentazione-visione della figura femminile si può certamente, come detto, considerare una delle cause del dilagare di varie forme di violenza nei confronti delle donne da parte di uomini di tutti le età, non da ultimo da parte di minorenni in età pre-adolescenziale;
a conclusione del documento il Comitato TV e minori rivolgeva quindi un invito alle emittenti a prestare maggiore attenzione ai modi in cui vengono rappresentate le donne, soprattutto nelle pubblicità e nei programmi di intrattenimento, a favorire l’accesso delle tante straordinarie competenze e dei talenti femminili nel campo dello spettacolo affinché anche in questo campo potessero emergere l’intelligenza e la creatività delle donne piuttosto che il mero apparire ed, infine, ad individuare spazi specifici di critica televisiva relativa agli argomenti di interesse educativo per i minori;
l’invito del Comitato TV e minori è rimasto purtroppo disatteso;
inoltre, la Commissione bicamerale per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, già nel 1997, formulò un atto di indirizzo rivolto alla Rai con il quale invitava la stessa ad individuare le iniziative necessarie allo scopo di promuovere, al proprio interno, l’acquisizione di poteri e responsabilità da parte delle donne, in particolare attribuendo a uomini e donne uguale chance di carriera ed uguali possibilità formative e ad individuare le iniziative necessarie allo scopo di non trasformare la rappresentazione delle differenze di sesso e di genere in fattore di discriminazione individuale, culturale e sociale;
come è evidente da quanto premesso finora, si tratta di un problema gravissimo, a tutt’oggi irrisolto nonostante gli annunci e le buone intenzioni, le cui cause affondano le radici in modalità comportamentali iniziate più di 20 anni fa;
rilevato che:
il 15 aprile 2010, in occasione del dibattito “Donne e Tv nei media” tenutosi presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, l’allora Ministro dello sviluppo economico, on. Scajola, affermò che un ruolo importante può e deve essere svolto dalla televisione e da tutti i mezzi di comunicazione, che sempre di più hanno la responsabilità sociale di promuovere un’immagine femminile moderna, fedele alla realtà, rispettosa della dignità umana, culturale e professionale delle donne;
nella stessa occasione, il Ministro riconobbe la necessità di un profondo cambiamento culturale, di «una maggiore “educazione” del pubblico, di un diverso approccio nel rappresentare sui mezzi di comunicazione l’immagine della donna, le sue esigenze, le sue aspirazioni» prospettando l’opportunità di adottare un codice di autoregolamentazione da parte degli operatori dei settori dell’informazione, dello spettacolo e della pubblicità, finalizzato «al rispetto della dignità delle donne e alla valorizzazione della figura femminile in tutte le sue espressioni»;
proprio in linea con questa esigenza, nell’elaborazione del nuovo Contratto nazionale di servizio Rai è stata dedicata particolare attenzione al ruolo femminile, anche recependo molte delle indicazioni contenute nell’appello “Donne e media”;
considerato infine che:
nonostante negli ultimi anni sia aumentato il numero delle professionalità femminili all’interno del sistema radiotelevisivo pubblico (le giornaliste, le conduttrici, le inviate nelle zone di guerra), i posti di potere all’interno del sistema restano appannaggio degli uomini;
persiste una rappresentazione mediatica della figura femminile tristemente disancorata dalla realtà, in palese e stridente contrasto con i ruoli importanti ricoperti dalle donne negli ambiti professionali, sociali, culturali, familiari;
tutte le espressioni di discriminazione e di svalutazione della figura femminile sono tanto più gravi in quanto hanno un impatto negativo sulla promozione delle donne nel lavoro e nella carriera,
impegna il Governo:
ad assumere le iniziative necessarie affinché il sistema radiotelevisivo pubblico, che rappresenta lo strumento principale di diffusione della conoscenza, svolga un’opera di sensibilizzazione al rispetto della diversità di genere e della dignità delle donne, finalizzata ad una corretta rappresentazione della figura e del ruolo delle donne ad alla rimozione di espressioni di discriminazione e degli stereotipi, lesivi della dignità delle stesse;
a promuovere campagne di informazione finalizzate alla diffusione ed alla valorizzazione del lavoro e delle opere delle donne nei campi artistico, culturale, scientifico e politico e ad adottare campagne di sensibilizzazione nelle scuole, in particolare nella scuola secondaria, per aiutare i giovani a difendersi dai messaggi discriminatori nei confronti delle donne e per evitare così il perpetuarsi di stereotipi che danneggiano le donne e il ruolo femminile nella società;
a promuovere l’acquisizione di poteri e di responsabilità da parte delle donne (empowerment) in tutti i settori della vita produttiva e sociale, in particolare nell’ambito dei media, con azioni antidiscriminatorie mirate, per il reale accesso delle donne alle posizioni dirigenziali nel sistema radiotelevisivo pubblico al fine di favorire la presenza femminile nelle posizioni apicali delle testate giornalistiche televisive pubbliche, e, più in generale, del sistema radiotelevisivo pubblico, in modo da incidere sulle scelte editoriali e di palinsesto e quindi sull’immagine complessiva delle donne offerta dalla televisione pubblica.
(1-00382) (8 marzo 2011)
LAURO, IZZO, GIORDANO, PALMIZIO, PASTORE, SPEZIALI, BIANCONI, ALLEGRINI, AMATO, TANCREDI, PICHETTO FRATIN, COMPAGNA, DE FEO, AZZOLLINI, GRAMAZIO, SCARPA BONAZZA BUORA, CALIGIURI, BALDINI, NESSA, DE LILLO, SANTINI, DI GIACOMO, VALENTINO, SERAFINI Giancarlo, FLERES, MAZZARACCHIO, SARRO, SANCIU, LICASTRO SCARDINO, SACCOMANNO, PONTONE, COSTA, CAMBER, BEVILACQUA, CALABRO’, DI STEFANO, GALLONE, COLLI, RIZZOTTI, SPADONI URBANI, VICARI – Il Senato,
premesso che:
negli ultimi decenni si è andato progressivamente modificando il rapporto tra famiglia, istituzioni scolastiche e adolescenti, con la conseguente messa in discussione di modelli educativi e culturali consolidati nella nostra tradizione;
lo sviluppo esponenziale dei mezzi di comunicazione tradizionali come radio e televisione ne ha determinato in tutto il mondo una crescente pervasività nella vita delle persone, legittimando da una parte l’esibizione pubblica di comportamenti da sempre attinenti alla sfera privata, e dall’altra una superficiale adesione ai canoni del “politicamente corretto” piuttosto che un’attenzione ai contenuti;
i mezzi di comunicazione di nuova generazione come Internet e i social network, nonché la sempre maggiore convergenza multimediale hanno determinato, soprattutto tra i giovani, un cambiamento del sistema dei rapporti interpersonali. Tutto ciò ha indebolito le tradizionali agenzie educative e ha alimentato l’autoreferenzialità delle nuove generazioni, che sempre più si riferiscono al “gruppo dei pari”, anche attraverso l’emulazione di modelli di comportamento estremi e trasgressivi;
in questo quadro, la crescente incidenza di tali strumenti da un lato ha contribuito ad affermare modelli effimeri di realizzazione personale, dall’altro ha determinato il consolidarsi di una rappresentazione della società italiana largamente non corrispondente alla realtà;
la progressiva affermazione di tali stereotipi, mutuati essenzialmente da una cultura sensibile ai soli diritti individuali e del tutto indifferente ai doveri e alle responsabilità, ha messo in discussione la centralità della famiglia naturale come nucleo della società e agenzia formativa primaria, la funzione formativa della scuola e la struttura stessa dei rapporti interpersonali, contribuendo all’approfondirsi dell’emergenza educativa nel nostro Paese;
in questo contesto, grazie alla banalizzazione e alla relativizzazione dei costumi, retaggio del ’68, si è determinata la tendenza ad un uso strumentale della figura femminile e ad una sua inappropriata rappresentazione da parte dei mezzi di comunicazione di massa,
impegna il Governo:
a promuovere ogni iniziativa utile a valorizzare il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa quali strumenti educativi e di formazione, evitando il rischio che la loro influenza possa porsi in termini concorrenziali o addirittura antagonisti, affinché al contrario si ponga in termini di integrazione e cooperazione con le agenzie educative tradizionali;
ad adottare ogni iniziativa utile a promuovere, nell’ambito della comunicazione mass-mediatica, una rappresentazione della persona, della famiglia, delle agenzie di educazione e socializzazione il più possibile aderente alla realtà della società italiana e ai suoi principi fondanti;
a promuovere in ambito comunicativo la valorizzazione della figura femminile, con un approccio mainstreaming e non in obbedienza ai canoni del “politicamente corretto”, con una particolare attenzione ai saperi di cui è storicamente portatrice, e una sua adeguata rappresentazione che prescinda da modelli fittizi e da vecchi e nuovi stereotipi.
(1-00384) (8 marzo 2011)
(1-00385) (8 marzo 2011)
ADERENTI, BOLDI, MARAVENTANO, MAZZATORTA, BODEGA, VALLI, VALLARDI, GARAVAGLIA Massimo, VACCARI, DIVINA – Il Senato,
premesso che:
in un momento drammatico, come quello che sta attraversando l’Europa colpita dalla grave crisi economica e finanziaria, è doveroso che il legislatore e il Governo siano capaci di tutelare quel sistema di garanzia che si fonda sul rispetto dei principi e valori che rappresentano il motore di un Paese civile. I sacrifici ai quali si è chiamati al fine di trovare la giusta stabilità nei conti per preservarsi da eventi drammatici dovuti ad una cattiva gestione del periodo di crisi devono logicamente accompagnasi ad investimenti costruttivi volti a potenziare la parte sana della società;
si tratta di un’epoca in cui trionfa il pensiero relativista ed individualista, in cui l’etica non è più un bene della comunità ma una scelta personale. In questo scenario è quindi importante rivalutare il ruolo della politica che deve essere capace di dar vita ad un sistema che si faccia garante dei bisogni della cittadinanza, tutelando l’ordine naturale delle cose;
il fenomeno della globalizzazione ha dematerializzato ed internazionalizzato la ricchezza, erodendo le basi del vecchio potere politico nazionale. La politica ha abdicato al suo ruolo di difesa dell’identità intesa come difesa delle nostre diversità tradizionali, storiche e basiche: famiglie, piccole patrie, vecchi usi e consumi, vecchi valori, in nome di una società fondata sul consumo;
nelle ere che si sono susseguite, il modus vivendi degli uomini si è modificato in base alle scoperte e alle invenzioni che hanno segnato in modo rivoluzionario i vari secoli, basti pensare all’utilizzo del fuoco, della ruota, alla lavorazione del ferro fino ad arrivare all’invenzione della stampa, della radio, della televisione e di Interne;
oggi i nuovi media che si sviluppano con una velocità straordinaria forniscono alle nuove generazioni inaspettate prospettive di comunicazione. Un’analisi superficiale di questo fenomeno spinge a credere che le nuove tecnologie siano uno strumento indispensabile per facilitare la coesione sociale. Bisogna però partire da un presupposto diverso, ossia soffermarsi a riflettere su come i mezzi di comunicazione abbiano influito nella trasformazione delle civiltà passate e nella formazione della società presente;
i mezzi di comunicazione sono da sempre controllati da un ristretto gruppo di persone, divenendo quindi a volte strumento di liberazione e a volte strumento di controllo sociale;
oggi giorno la facilità di comunicare, offerta dalle nuove tecnologie, la semplicità e la velocità degli spostamenti da una parte hanno cancellato ogni tipo di barriera e di confine rendendo il mondo sempre più piccolo, dall’altra hanno dato vita ad un uomo sempre più solo e incapace di progettare con gli altri il futuro collettivo;
negli ultimi decenni i media sono diventati sempre più strumento deviato al servizio delle logiche dominanti della società attuale, abbandonando il loro ruolo di informazione e formazione, trasformandosi in megafono del materialismo economico e del relativismo etico, vere piaghe del nostro tempo;
in questo contesto è necessario ribadire la responsabilità dei media nel determinare la tendenza ad un uso strumentale della figura femminile e ad una sua inappropriata rappresentazione negandole quella dignità, nella diversità, che la distingue e la innalza,
impegna il Governo:
a promuovere ogni iniziativa utile a valorizzare e potenziare gli strumenti di educazione dei giovani ad un loro utilizzo critico, consapevole e responsabile dei mezzi di comunicazione;
ad adottare ogni iniziativa utile a promuovere, nell’ambito della comunicazione mass-mediatica una rappresentazione della persona e della famiglia aderente alla realtà, a favorire e migliorare la comprensione tra i popoli, a garantire il bene primario dell’informazione e ad assicurare la libera circolazione del pensiero in ordine agli ideali di solidarietà e di giustizia sociale;
a promuovere, nell’ambito della comunicazione, non solo la valorizzazione della figura femminile, delle conoscenze e delle specifiche competenze delle quali essa è portatrice ma prioritariamente anche una corretta rappresentazione del ruolo della donna come sancito dalla Costituzione, idea di rigenerazione, di vita, di protezione e di maternità universale e custode della famiglia, nucleo fondamentale della società.