ROMA, 3 FEB – ‘Non so davvero dove trovino il coraggio di chiamare questa riforma ‘federalismo”. Lo scrive sul sito di TrecentoSessanta il senatore del Pd Marco Stradiotto. ‘E’ una definizione – aggiunge – blasfema. Mi scorrono davanti agli occhi gli slogan di cui in questi anni i leghisti hanno infarcito la retorica federalista. Prima hanno urlato: ‘Padroni a casa nostra!’ per chiedere maggiore autonomia. Poi e’ stato il turno del leit motiv ‘Pago-Vedo-Voto’ una richiesta di maggiore responsabilizzazione per gli amministratori: premi per quelli bravi, sanzioni per gli spreconi. Infine, il capolavoro della metafora tremontiana dell’albero storto’ della finanza pubblica, da raddrizzare – ci hanno detto – con una riforma che riequilibrasse disparita’ tra i vari territori. La montagna ha partorito un topolino’.
Secondo Stradiotto il testo che e’ stato bocciato oggi in bicamerale ‘non e’ federalismo’ e questo per 10 motivi: ‘La riforma determina: piu’ centralismo e piu’ poteri a Roma; minore autonomia per i Comuni; minore responsabilizzazione per gli amministratori locali; piu’ tasse per i lavoratori dipendenti; piu’ tasse per i pensionati; piu’ tasse per le pmi; nessuna tassa comunale per gli evasori; disparita’ intollerabili tra Comuni privilegiati e svantaggiati, anche all’interno della stessa regione; privilegi per i Comuni delle regioni a Statuto speciale; confusione e incertezza normativa’. Dieci motivi, conclude, per dire alla Lega: ‘Peccato, vi siete sbagliati.
Questo non e’ federalismo”. (ANSA).