La scuola ha bisogno di risorse e di tempi per l’ innovazione
I dati OCSE smentiscono le valutazioni e le scelte dei ministri Gelmini e Tremonti. In Italia si spende troppo poco per l’istruzione e questa povertà di investimenti incide negativamente sui risultati scolastici e sul numero dei laureati e dei diplomati. Il governo nega, in questo modo, all’Italia una prospettiva di sviluppo strutturale basata sulla qualità della risorsa umana e professionale, al contrario delle indicazioni europee e delle scelte dei Paesi più avanzati del mondo.
E’ una scelta molto dannosa che nega futuro ai nostri giovani, non a caso i livelli di disoccupazione giovanile costituiscono un primato negativo del nostro Paese. E’ particolarmente grave, in questo contesto, che il ministro Gelmini si ostini a negare tutto ciò e che, senza alcuna disponibilità ad un confronto politico e contro ogni evidenza, rivendichi una dignità riformatrice a scelte che invece costituiscono un puro disinvestimento sulla scuola e sulle università pubbliche. Se è vero che il numero delle ore non è garanzia unica della qualità della scuola, è assolutamente fondamentale garantire un orario adeguato per i laboratori tecnici, scientifici, informatici e linguistici e per rendere i ragazzi protagonisti dei propri apprendimenti, attraverso esperienze pratiche e attraverso l’alternanza scuola-lavoro. Per realizzare questa innovazione nella didattica occorrono tempi e docenti tecnico pratici, occorrono compresenze, tutti elementi che Gelmini e Tremonti hanno drasticante tagliato, accanendosi, in particolare, contro la parte maggiormente innovativa della scuola. Basti pensare che la cosiddetta riforma della scuola superiore si è caratterizzata per il dimezzamento delle ore dei laboratori e per un colpo di spugna su tutte le sperimentazioni innovative realizzate nelle scuole.
USR Emilia-Romagna: ecco l’applicazione della circolare-bavaglio.
Meucci di Carpi, lettera aperta dell’on. Ghizzoni e della sen. Bastico al Dott. Limina, direttore dell’USR Emilia-Romagna
Tra le tante parole d’ordine coniate dal regime fascista con l’intento di spegnere ogni forma di pensiero critico ce n’era una che suonava pressappoco così: “Qui si lavora, non si fa politica”. Ed era chiaramente rivolta, in primo luogo, a operai e impiegati statali, tanto per ricordare loro – qualora avessero strani grilli per la testa – che lo Stato totalitario non ammetteva deroghe al pensiero unico. Continua
“La scuola scoppia, ecco le superclassi. Nei licei anche 35 alunni per aula” – La Repubblica (4/09/2010)
“Non ci sono sedie, portatele da casa. L’appello della preside agli studenti” – La Repubblica (4/09/2010)
“Classi sempre più affollate. Fino a 35 studenti in un’aula” – La Repubblica (4/09/2010)
“E i vescovi avvertono il Ministro: niente speculazioni sui ragazzi” – La Repubblica (4/09/2010)
“Lo studente precario” – La Repubblica (4/09/2010)
“Per tenerli ci vuole carisma. Ma così prima o poi scappano” – La Repubblica (4/09/2010)
“Un Ministro senza vergogna” – L’Unità (3/09/2010)
“La riforma di Maristella: I tecnici perdono ore. I licei in quattro anni. E studiare costa di più” – L’Unità (3/09/2010)
“Il solco tra il dire e il fare“ – La Stampa (3/09/2010)
“E sui precari continua il braccio di ferro” – La Stampa (3/09/2010)
“Linea dura della Gelmini. Più di 50 assenze? Bocciati” – La Stampa (3/09/2010)
“Strumentalizzati dalla politica”
Il ministro a Palazzo Chigi presenta le novità dell’anno scolatico 2010-2011 e affronta la questione dei lavoratori della scuola. Chiede alle forze politiche di non strumentalizzarla e si dice disponibile al confronto “ma solo se si tratta di ragionare”. Bersani attacca: “Gelmini e Tremonti come i padroni delle ferriere”
di SALVO INTRAVAIA
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Il mio intervento a “Un’estate fa” (Radio1) sul decreto “salva-precari”.
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